15 Dic

Depersonalizzazione, sentirsi osservatori della propria vita.

  • Posted by Davide Boraso
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  • consapevolezza, Paure, psicologia, riduzione dello stress

Per depersonalizzazione (definita anche OOBE, ossia out-of-body experiences), si intende un disturbo spesso sottostimato e poco compreso, che si identifica con episodi in cui si verificano discontinuità di coscienza che possono riguardare emozioni, identità, percezione, rappresentazione del proprio corpo ed altri aspetti della vita mentale.

La depersonalizzazione si manifesta con la sensazione di irrealtà, di distaccamento, di essere un osservatore esterno dei propri pensieri, delle sensazioni e azioni. Il proprio corpo, parti di esso, o i propri pensieri vengono percepiti come “distaccati” rispetto al proprio Sé e ciò può dar luogo ad un processo di estraniazione e isolamento.

La depersonalizzazione ha un altro lato della medaglia, chiamato derealizzazione, stato in cui le sensazioni di irrealtà e di distaccamento non sono riferite alla propria persona, ma al mondo esterno.

Non necessariamente chi soffre di depersonalizzazione soffrirà anche di derealizzazione e viceversa. Inoltre è importante sottolineare che, secondo i criteri clinici, i disturbi vengono diagnosticati solo se l’esame di realtà rimane intatto, cioè se rimane integra la capacità di distinguere gli stimoli provenienti dal mondo esterno rispetto alle informazioni interne.
La consapevolezza di soffrire della condizione descritta è uno spartiacque fondamentale perché i fenomeni di depersonalizzazione e derealizzazione possono essere presenti anche in persone che soffrono di disturbi più gravi, come la schizofrenia e le psicosi.

C’è ancora una certa difficoltà a diagnosticare e a trattare casi di depersonalizzazione/derealizzazione tout court in quanto sono disturbi che spesso accompagnano disagi più comuni come ansia e depressione.
Alcuni autori stimano che il 50/70% della popolazione sia soggetto nel corso della vita ad episodi di depersonalizzazione o derealizzazione.

Ciò avviene per lo più in casi estremi e limitati nel tempo. Ad esempio subito dopo un forte trauma, un incidente o altre situazioni di grave pericolo. Se vi è mai capitato di essere coinvolti in un incidente automobilistico forse avrete fatto un’esperienza simile: negli istanti successivi, data l’emergenza, spesso si agisce come se ci fosse un pilota automatico inserito e capita di percepire la realtà in modo distaccato e meccanico, oppure con uno strano senso di irrealtà; caratteristica che a volte resta impressa anche nei ricordi dell’evento.

Se la maggior parte delle persone può avere uno o più episodi circoscritti di depersonalizzazione/derealizzazione nell’arco della propria vita, la stima di chi soffre del disturbo cronico è di circa il 2% della popolazione. Mauricio Sierra https://www.researchgate.net/profile/Mauricio_Sierra-Siegert, direttore della Depersonalisation Research Unit presso il King’s College di Londra, stima che questo sia attualmente uno dei disturbi psicologici più diffusi, anche se spesso non diagnosticato oppure confuso erroneamente con altre forme (ansia, depressione, ecc.).

I motivi della difficoltà di diagnosi sono legati anche agli enormi sforzi che le persone affette hanno nello spiegare i propri sintomi. Sono infatti ricorrenti l’utilizzo di frasi come “mi sembra di vedere la mia vita in un film”, oppure “succede tutto in modo meccanico”, “agisco come un robot”, “il mondo intorno a me è piatto”, “mi sembra che il mio corpo non sia più il mio”, “mi sembra di vivere in una bolla” per descrivere dei fenomeni mentali oggettivamente difficili da descrivere. Inoltre spesso i sintomi psichici sono accompagnati da sintomi fisici vari, tra cui vertigini, sensazioni di pressione nel cranio, cefalee, fotofobia, iperacusia, ecc. come a volte succede anche a chi soffre di altri disturbi.

Come insorgono depersonalzzazione e derealizzazione?

Gli studi condotti finora hanno preso in esame una casistica abbastanza ampia, in cui sono stati compresi soggetti che hanno accusato questi disturbi dopo situazioni di stress emotivo, attacchi di panico, uso di sostanze (in particolare THC e MDMA) o farmaci. Molti studiosi sottolineano il ruolo importante della vita emotiva e delle esperienze traumatiche nell’innesco del disturbo.
Due autori, nel loro libro “Overcoming depersonalization disorder” spiegano il meccanismo in modo efficace: “In circostanze normali, se qualcuno ti colpisse in faccia resteresti scioccato o ti arrabbieresti; il tuo corpo entrerebbe in modalità lotta/fuga, rendendoti vigile e ansioso. Adesso immagina che qualcuno ti colpisca in faccia ogni cinque minuti per il resto dell’anno. Ad un certo punto il tuo corpo smetterebbe di rispondere allo shock dell’impatto e tu ti abitueresti a questi episodi; la mente ed il corpo devono adattarsi”. Per molte persone si innesca quel meccanismo: una sofferenza prolungata porta la mente ed il corpo a smettere di prestarvi attenzione, lasciandoli intorpiditi e anestetizzati al dolore, di conseguenza si perde sensibilità anche nel confronto di tutti gli altri stimoli esterni.

Cosa si può fare?

I percorsi terapeutici che finora hanno dato i risultati migliori per questi disturbi sono quelli derivati dalle terapie cognitivo-comportamentali.
In campo farmacologico attualmente, non sono presenti farmaci che funzioni in ogni caso di depersonalizzazione, anche se in alcune sperimentazioni è stato osservato un miglioramento lieve o moderato in parte dei soggetti coinvolti utilizzando farmaci principalmente riconducibili alla classe degli ansiolitici e antidepressivi.

Nelle terapie di stampo cognitivo-comportamentale sembra avere un ruolo importante l’utilizzo di strategie orientate all’accettazione (Mindfuness, Acceptance and Commitment Therapy, Terapia dialettico-comportamentale). All’interno di questi percorsi si privilegia l’utilizzo di strategie orientate ad insegnare agli individui a vivere la propria vita nel momento presente coerentemente con ciò che ritengono veramente importante per se stessi, superando le difficoltà dettate dall’ emotività.

Davide Boraso
Psicologo – Psicoterapeuta
Terapeuta EMDR e MindfulnessBCT.

 

Bibliografia 

Nicola Ghezzani – La vita è un sogno. Derealizzazione, depersonalizzazione e attacchi di panico
Ed. Franco Angeli 2018.

Mauricio Serra – La Depersonalizzazione – Ed. Astrolabio 2011.